Corno

ricerche di Mario Polverini

Corno

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Corno doppio

Il corno (lingue antiche: sanscr. crn-gam corno, gr. kèras, lat. cornu, fr. cor e crone; sp. trompa, ted. horn) è uno strumento musicale a fiato che fa parte degli aerofoni e della sottofamiglia degli ottoni con canneggio conico. Viene anche chiamato Corno Francese per essere distinto da quello inglese.

Il corno presenta cilindri da 12 piedi (3,7 metri) avvolti in una spirale, e con campana svasata. Discendente del corno naturale, lo strumento è ufficiosamente noto con il nome di corno francese, ma dal 1971 l’International Horn Society ha suggerito il termine corno.

I corni possiedono valvole, azionate con la mano sinistra, per deviare l’aria in tubature aggiuntive per cambiare l’altezza. Molti corni possiedono valvole rotative azionate da leve, ma alcuni, come il corno austriaco, usano pistoni (simili alle valvole della tromba). Un corno senza valvole è chiamato corno naturale, cambiando tono lungo la frequenza naturale dello strumento (simile ad un bugle), ma con un’ampia serie di note per via dei lunghi cilindri.

Nel corno singolo, tre valvole controllano il flusso dell’aria, il quale viene accordato in FA o, ancor meno, al SIb. Il più comune corno doppio possiede una quarta valvola, solitamente azionata dal pollice, che devia l’aria ad una serie di cilindri accordata in FA o ad una seconda serie di cilindri a SIb. Vengono anche realizzati corni tripli a cinque valvole.

Il corno moderno possiede entrambi i tipi di canneggio: in prossimità del bocchino e della campana si ha un canneggio conico, mentre il corpo centrale, in prossimità dei cilindri, presenta canneggio cilindrico. L’inizio del corpo dello strumento si ha da un lato con un bocchino, la cui sezione può essere a tazza o a V, mentre termina dall’altro con un ampio padiglione a campana, da cui prende appunto il nome (in gergo strumentistico, valido per ogni aerofono, campana). Il suo suono viene prodotto grazie alla vibrazione delle labbra appoggiate sul bocchino, così come avviene negli altri ottoni.

Il corno possiede una macchina composta da cilindri, il cui numero può variare da 3 per il corno semplice, a 4 per quello doppio, fino a 5 per quello triplo.

Il timbro è soffice e profondo. Rispetto agli altri ottoni presenti nell’orchestra, l’estensione del corno può raggiungere quasi le 5 ottave.

In orchestra viene utilizzato come strumento armonico e solistico, grazie al suo particolare timbro che “lega” molto bene gli altri suoni e può anche emergere facilmente; molti compositori dei periodi barocco, classico e romantico hanno dato importanti ruoli a questo strumento dal suono evocativo sia in campo sinfonico cameristico che in quello operistico.

I musicisti che suonano il corno sono chiamati usualmente cornisti.

Estensione

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Estensione del corno

L’estensione del corno doppio (vedi oltre) in FA-SIb va dal SIb contrabbasso (SIb0) al Fa acuto (FA4), che in chiave del corno si scrivono come FA contrabbasso e DO bisacuto, ma al grave si può spingere fino al FA contrabbasso (FA0), per il corno DO contrabbasso.

L’estensione acuta e grave può variare leggermente da esecutore ad esecutore.

I cornisti più dotati riescono ad arrivare al FA bisacuto (Fa5) che per il corno viene scritto come DO trisacuto, ma il suono risulta chiuso e strozzato e perde le caratteristiche del suono del corno, cioè il timbro pieno, scuro e pastoso.

Storia

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Corno da caccia – Wilhelm Haas, Nurember, 1694 – Parigi, Musée de la Musique

Gli antichi corni erano molto più semplici degli odierni. In principio, lo strumento si ricavava dalle corna del bestiame, come, per esempio, dalle mucche. Molto più tardi apparvero i corni naturali, detti abitualmente corni da caccia, strumenti che appunto venivano suonati durante le battute di caccia. Essi consistevano in tubi metallici ripiegati diverse volte e terminanti con una larga apertura finale, detta “campana”. Il cornista teneva lo strumento afferrandolo nella porzione di tubo vicina all’imboccatura, con il resto del corno attorno al braccio, in modo che fosse sufficiente una sola mano per suonarlo e l’altra potesse tenere a freno il cavallo. La posizione moderna dei cornisti prevede di utilizzare la macchina con la mano sinistra (al contrario degli altri ottoni, come anche un’altra piccola curiosità, cioè che il corno è l’unico strumento, a parte il sax, a non poter stare in equilibrio sulla campana), e di posizionare la mano destra, messa distesa e a dita chiuse nel padiglione per correggere l’intonazione in caso di necessità e per ottenere l’effetto dello stoppato, cioè chiudere saldamente la campana con la mano e trasportare i suoni un semitono più in alto per ottenere un suono più nasale, alternativamente alla sordina.

Il corno naturale non poteva emettere tutti i suoni: gli unici possibili erano quelli corrispondenti ai suoni armonici che il tubo emetteva variando la pressione dell’aria e la tensione del labbro.

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Corno naturale ad altezza variabile; in basso si vedono sei differenti canneggi che modificano l’altezza – Joseph Raoux, Parigi, fine del XVIII secolo – Parigi, Musée de la Musique

In seguito i corni attirarono l’interesse dei compositori e furono usati per evocare atmosfere campestri ed immagini di caccia. Anche al tempo di Wolfgang Amadeus Mozart, tuttavia, il suonatore di corno (ormai parte integrante dell’orchestra) si serviva di uno strumento diverso dall’attuale. Si trattava ancora di un corno naturale (si serviva solo dei suoni armonici), tanto che era costretto a possederne più d’uno, dotati anche di ritorte, cioè di porzioni di tubo che potevano essere aggiunte per variare la lunghezza del canneggio e, di conseguenza, sia il suono base che tutta la serie degli armonici. Mentre la mano sinistra teneva la parte iniziale dello strumento, vicino al bocchino, la mano destra del cornista aveva già assunto la posizione attuale, infilata nella campana dello strumento; attraverso l’azione della mano nella campana, potevano essere ottenuti altri suoni, calanti o crescenti, dei quali i compositori si servirono largamente malgrado l’evidente differenza timbrica con i suoni naturali. Fu tuttavia una svolta per il corno, perché poteva finalmente eseguire tutta la scala cromatica. Con l’aggiunta di questi altri suoni a quelli naturali, il corno divenne infatti uno strumento melodico e molti grandi compositori cominciarono a scrivere concerti a lui dedicati. I concerti per corno di Mozart (K 412, K 417, K 447 e K 495), ad esempio, furono scritti per questo tipo di corno che, abbiamo detto, oggigiorno viene definito corno naturale.

Corno “Omnitonique” – Jacques Charles Labbaye, Parigi, circa 1820 – Parigi, Musée de la Musique

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Intorno al 1815, il corno assunse una nuona forma: grazie all’invenzione del cornista Luigi Pini furno aggiunti i cilindri, meccanimi che aprivano e chiudevano porzioni di tubo facenti le veci delle vecchie ritorte, rendendole quindi sorpassate.

Il sistema non godette di immediata fortuna e diffusione, al punto che Charles-Joseph (il padre di Adolphe), brevettò un “cor omnitonique” automizzando il sistema delle ritorte attraverso un cursore (ed ignorando i pistoni) ancora nel 1824.

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Corno marca “Besson” – Lidl BE702

Il corno scelto per l’applicazione dei pistoni fu il corno in FA e ancor oggi i corni sono ‘tagliati’ in questa tonalità.

L’aggiunta dei tre pistoni, oggigiorno spesso sostituiti da cilindri, e l’ormai diffusissimo uso di accoppiare lo strumento in FA ad uno in SIb (corno doppio), ha reso lo strumento completo nella sua estensione, senza i ‘vuoti’ presenti nel corno naturale.

La mano destra tuttavia viene ancora usata sia per sostenere lo strumento, che con il doppio canneggio è diventato più pesante, e controllare l’intonazione, sia per ottenere degli effetti di suono metallico chiudendo opportunamente il padiglione.

Tipi di corno

 

In seguito all’uso massiccio che si cominciò a fare del corno in ambito orchestrale nonché solistico, si sentì l’esigenza di potenziare la zona acuta dello strumento in FA (lunghezza del tubo 3,94 m). La soluzione, come già accennato, consistette nell’accoppiare al canneggio in FA un ulteriore canneggio in SIb (2,95 m).

Il primo prototipo di questo strumento risale al 1897 ad opera del costruttore tedesco Fritz Kruspe.

Il corno doppio combina i due strumenti in un unico corpo. Attraverso un quarto cilindro azionato dal pollice, il cornista può agevolmente passare dai suoni gravi e pieni del corno in FA a quelli acuti e squillanti del corno in SIb.

Col passar del tempo vengono inoltre sempre più in uso corni in fa-sib-fa acuto (tripli) o semplicemente in fa acuto (descant horn) che facilitano l’emissione nel registro più alto e rendono più agevole l’esecuzione di repertori o brani particolari.

Queste opportunità colmano quelle regioni dello strumento che non erano ancora state raggiunte dall’uso della mano per intonare il corpo dello strumento, rendendo il corno uno strumento completo.

Oggigiorno si potrebbe quindi ragionevolmente rivedere la notazione: infatti il corno attuale adotta ancora la scrittura del corno naturale in FA, il che costringe i compositori a trasportare tutti i suoni una quinta giusta sopra ai suoni reali e gli strumentisti a leggere nella chiave di mezzosoprano, aggiungendo mentalmente sempre un bemolle in armatura.

Il corno, ormai affrancato dall’incombenza del cambio strumento, si può considerare, al livello di scrittura, uno strumento in DO.

Valvole

La valvola rotativa fu inventata dopo la coulisse e prima dei pistoni: molti strumenti antichi hanno utilizzato tale meccanismo.Tre valvole sono già sufficienti per ottenere tutte le combinazioni (7) che servono per avere una scala cromatica completa. Ogni combinazione di valvole abbassa la nota di base della serie degli armonici in un determinato modo. La prima valvola abbassa di un tono, la seconda valvola abbassa di un semitono, la terza valvola di un tono e mezzo. Ne conviene che, abbassando contemporaneamente la prima e la seconda, è come se si abbassasse soltanto la terza poiché un tono e mezzo, è la somma di un tono più un semitono.

Una Banda per tutte le occasioni