Sassofono

ricerche di Mario Polverini

Sassofono

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.    Classificazione aerofoni ad ancia semplice

Il sassofono, saxofono, o, semplicemente, sax è uno strumento musicale ad ancia semplice della famiglia degli aerofoni. Il sassofono è inserito nella famiglia dei legni poiché, nonostante il corpo dello strumento sia normalmente di metallo (spesso di ottone, motivo per cui viene spesso impropriamente inserito tra gli ottoni), l’emissione del suono è provocata dalla vibrazione di un’ancia, costruita in legno. Inoltre, la lunghezza della colonna d’aria (e quindi l’altezza del suono prodotto) viene modificata attraverso dei fori sul corpo dello strumento (controllati da chiavi). Fu inventato da Adolphe Sax nel 1841 e brevettato il 22 giugno del 1846. Ha avuto una grandissima e veloce espansione in moltissimi generi musicali grazie alle sue doti di espressività e duttilità.

In generale la famiglia dei sax è presente in quasi tutti i generi musicali moderni (anche se è meno rappresentato nel rock e nella musica elettrica in generale): anche la recente tendenza verso la musica sintetica e campionata ha solo scalfito la sua popolarità. A causa della sua recente invenzione, nella musica classica il sassofono è un po’ penalizzato dalla limitata letteratura, ma è tuttavia presente, anche con ruoli di rilievo, nelle orchestre sinfoniche (si ricordi l’assolo per sax alto in Il Vecchio Castello dai Quadri di un’esposizione di Mussorgskij orchestrati da Maurice Ravel nel 1922). Esiste inoltre un crescente corpus di musica cameristica originale per sassofoni (spesso in quartetto) e di trascrizioni. Dotato di una voce potente e di grande proiezione di suono, il sassofono ha un vasto uso bandistico (ad esempio è molto impiegato nelle bande militari statunitensi): per questo motivo fu quasi subito presente nelle prime formazioni jazz, un genere musicale di cui è diventato il simbolo.

Tipi di sassofono

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La famiglia dei sassofoni, come concepita da Adolphe Sax, ha 14 membri, di cui solo sei sono ancora in uso. In ordine di crescente altezza gli strumenti sono:

Jay C. Easton e la sua famiglia di sax: contrabasso, basso, baritono, tenore, C melody, alto, mezzo-soprano in Fa, soprano, soprano in Do, sopranino. (foto Adrienne Easton)

  • il sassofono subcontrabbasso in Sib: progettato da Adolphe Sax, non fu mai realizzato né da lui né in seguito. Per ora esiste solo come tubax in Sib ma il costruttore brasiliano J’Elle Stainer ne sta progettando in questi mesi un esemplare. La sua estensione è un’ottava sotto il sax basso.
  • il sassofono contrabbasso in Do: esiste soltanto com tubax e viene costruito su commissione dall’artigiano Eppelsheim.
  • il sassofono contrabbasso in Mib: estremamente ingombrante, pesante e raro. Il sax contrabbasso esiste in due versioni: estesa, fabbricata attualmente dalla Orsi e da L.A Sax, e compatta, sviluppata di recente da J’Elle Stainer. Uno strumento affine e con un timbro simile è stato realizzata nel 1999 come tubax in Mib. Si tratta di uno strumento di concezione diversa, dal canneggio molto più stretto meno conico e più ergonomico, in qualche modo simile ad un sarrusofono ad ancia semplice). La sua estensione è un’ottava sotto il baritono.
  • il sassofono basso in Sib: anche questo è uno strumento che s’incontra raramente, con estensione di un’ottava sotto il tenore. Costituisce il basso fondamentale dell’orchestra standard di sassofoni (12 elementi, 1 sopranino, 2 soprani, 3 alti, 3 tenori, 2 baritoni, 1 basso) e ha goduto di una discreta diffusione durante gli anni ’20 e ’30 nelle band Dixieland.
  • il sassofono baritono in Mib: è il sassofono di uso comune dall’intonazione più grave: viene suonato abitualmente senza particolari supporti (mentre gli strumenti più gravi vengono normalmente appoggiati a terra tramite treppiedi o sostegni simili). Tra i sassofoni comuni, si distingue per le dimensioni e la caratteristica voluta del collo. La sua estensione, una quinta sotto il tenore, va dal Reb1 al La3. Spesso viene realizzato con la campana allungata per poter suonare anche il La grave (Do3 reale).
  • il sassofono tenore in Sib: la sua estensione è una quinta sopra il baritono (dal Lab1 al Mi4). Di uso comune, incarna l’immagine del sassofono nell’iconografia popolare. Si riconosce per via della caratteristica “gobba” del collo (Chiver).
  • il sassofono C melody (C-Melody sax) in Do, un tenore non traspositore, oggi piuttosto raro. Fu lo strumento responsabile della cosiddetta “Saxual Revolution” negli USA attorno agli anni ’20 in quanto essendo non traspositore permetteva di leggere le partiture di altri strumenti di maggior diffusione (pianoforte, flauto, violino etc…) fcailitandone l’impiego tra i dilettanti. Il C-melody sta avendo una nuova vita mediante la ditta Aquila sax la quale ha iniziato a produrre Tenori in Do con meccanica e concezione moderna
  • il sassofono contralto o “alto” in Mib: di uso comune, è esteso a partire da una quarta sopra il tenore (dal Reb2 al La4). Tra tutti gli strumenti della famiglia, è quello che offre il miglior compromesso tra dimensioni, peso, imboccatura, ergonomia delle mani e problemi d’intonazione: per questo motivo è spesso consigliato come primo strumento. Può presentarsi in due forme: curvo o dritto. Questa seconda forma, in produzione attorno agli anni ’20 dalla Buescher, è estremamente rara anche se attualmente alcune ditte (la tedesca Keilwerth e l’americana L.A. Sax) ne hanno ripreso la fabbricazione. Anche la Rampone & Cazzani può annoverare nel suo catalogo un alto in Mib dritto, detto altello, il quale ha una curvatura del corpo assolutamente peculiare e unica.
  • il sassofono mezzo-soprano in Fa: sorta di contralto più piccolo, dal collo tipicamente inclinato di circa 45 gradi rispetto al fusto. Fu prodotto in forma diritta dalla Conn con il nome di Conn-O-Sax: questo era una sorta di incrocio tra il sassofono di cui conserva la meccanica e il bocchino e il corno inglese, di cui conserva la tipica campana “a pera” e il taglio in Fa. Era un sax piuttosto innovativo a causa dell’estensione maggiorata: possedeva infatti una chiavi in più nel grave che consentiva di scendere fino al La grave (in seguito adottata nei baritoni) e ben due chiavi in più nell’acuto che rendevano possibili le note Fa# e Sol sovracuto. A causa dello scarso successo commerciale e del costo piuttosto elevato molti strumenti furono utilizzati in fabbrica per insegnare agli apprendisti i principi della riparazione e costruzione degli strumenti (e quindi distrutti). Entrambi questi strumenti sono oggi molto rari ed estremamente costosi in quanto oggetti di collezionismo.
  • il sassofono soprano in Sib: esteso a partire da una quinta sopra il contralto, dal Lab2 al Mi5. Normalmente diritto, esiste anche in versione curva e semicurva, detto anche Saxello il quale fu brevettato dalla King attorno agli anni ’20; anche l’italiana Rampone & Cazzani brevettò sempre in quegli anni un soprano semicurvo simile al Saxello King il quale è conservato nel museo degli strumenti a fiato a Quarna Sotto (Verbania). Recentemente la Rampone ha iniziato a produrre di nuovo dei soprani semicurvi ispirandosi al brevetto di inizio secolo. I problemi di costruzione del soprano (i fori portavoce sono molto piccoli) lo hanno reso per molto tempo uno strumento con gravi problemi d’intonazione limitandone l’uso. Nella musica moderna è tornato in auge a partire dagli anni 1940, grazie a Sidney Bechet e John Coltrane. Il timbro è tipicamente nasale e sottile. Si tratta del più acuto sassofono di uso comune.
  • il sassofono soprano in Do: come il C-melody, intonato un’ottava sopra. Estremamente raro. Come il Tenore in Do sta avendo una nuova vita grazie alla ditta Aquila sax che ha iniziato una produzione di Soprani in Do dalla meccanica e dalla concezione moderna.
  • il sassofono sopranino in Mib: molto raro, strumento più acuto della tipica orchestra di sassofoni. Può presentarsi in due forme: dritto e curvo (prodotto in questa forma principalmente dalla ditta Orsi).
  • il sassofono sopranissimo in Sib: questo raro strumento fu messo a punto da Benedikt Eppelsheim nel 2002 ed è stato battezzato “soprillo” dall’inventore. Di dimensioni pari a quelle di un ottavino, la sua costruzione ha richiesto l’applicazione di un foro portavoce dentro al bocchino.

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I sassofoni di misure diverse suonano in registri differenti. Questo sax baritono, ad esempio, suona note più basse di un sax tenore, ed un’ottava più in basso di un sax contralto.

La famiglia di strumenti tagliati in Do e in Fa, per uso orchestrale, proposta e realizzata da Sax, è oggi completamente caduta in disuso, anche se il ‘C melody sax’ conobbe un momento di popolarità agli inizi del secolo scorso grazie soprattutto ai virtuosi statunitensi Rudy Wiedoeft e Frankie Trumbauer.

Il fabbricante tedesco Benedikt Eppelsheim produce sax speciali agli estremi della scala tra cui i già citati tubax e soprillo: la particolarità del suo sforzo consiste nel produrre strumenti effettivamente suonabili (mentre già il normale sax basso è notorio per avere orrendi problemi di intonazione). Ad esempio, il sassofonista statunitense Anthony Braxton, che da sempre ama confrontarsi con strumenti inusuali, si è prodotto in performance con il tubax. Nei pochi anni dall’invenzione, sono già stati prodotti più tubax che sax contrabbassi ordinari.

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          Estensione dei sassofoni più usati

Sassofoni eterodossi

Nel corso degli anni e soprattutto tra gli anni venti e gli anni cinquanta del XX secolo, quando il sax andava molto di moda, furono inventati molti strumenti simili al sax, dal saxello (noto anche come “sax soprano semicurvo”: ha una leggera curvatura nella campana; oggi di uso raro), al manzello (un saxello modificato su specifiche di Roland Kirk con una campana maggiorata), allo stritch (un contralto diritto), a strumenti col canneggio estremamente sottile (Rotophone Bottali), senza dimenticare i vari tentativi di sax a “coulisse” come lo “Swanee Sax” o il moderno “Ivophone”. La maggior parte di questi strumenti fu dimenticata, come accadde al sarrusofono (di cui il rotophone Bottali era un ibrido). Unico tra i concorrenti del sax ad avere una certa vita individuale e un repertorio, questo strumento ad ancia doppia fu inventato da Pierre Auguste Sarrus e prodotto da Pierre-Louis Gautrot nel 1856 in concorrenza con Adolphe Sax (il combattivo Sax citò entrambi in tribunale, perdendo però la causa). Il sarrusofono rivide per poco la luce della ribalta ad opera di Sidney Bechet, prima che quest’ultimo si desse al sax soprano.

Un altro tipo si sassofoni insoliti sono quelli realizzati da Jim Schmidt, dalla ditteggiatura interamente rivista: i suoi sassofoni seguono la scala cromatica nel procedere delle chiavi; nelle intenzioni dell’inventore questo tipo di sassofono dovrebbe migliorare il virtuosismo tecnico dei suoi esecutori. I sassofoni di Jim Schmidt sono riconoscibili per l’insolito disegno e stile. I suoi sassofoni tuttavia non sono molto diffusi.

Recentemente il mondo dell’elettronica ha fatto irruzione anche nel variopinto mondo degli strumenti a fiato: nel 1986 il leggendario sassofonista Michael Brecker utilizzò per il suo tour denominato “Steps Ahead” un prototipo di EWI (acronimo che sta a significare Electronic Woodwind Instrument). L’EWI consente di sfruttare le peculiarità espressive di uno strumento a fiato applicate a dei suoni sintetici, mendiante un complesso sistema di sensori atti a captare le variazioni (anche minime) della colonna sonora e della pressione delle labbra sull’imboccatura. Lo strumento, basato sulle geniali intuizioni di Nyle Steiner, è prodotto attualmente da Akai in due versioni: il 4000s, il quale è dotato di un sintetizzatore interno, e la sua ultima incarnazione, il 4000 USB , dotato di uscite USB che consentono la massima integrazione possibile con il PC.

Storia del sassofono

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Adolphe Sax

Il belga Antoine Joseph Sax, detto Adolphe Sax (1814-1894), cercò per tutta la vita di perfezionare gli strumenti a fiato: inventò dispositivi per migliorarne l’intonazione, il suono e la facilità di esecuzione, depositando 33 brevetti.

Dopo essersi concentrato su vari aereofoni, e soprattutto sui clarinetti, Sax costruì uno strumento che univa l’imboccatura ad ancia semplice del clarinetto e il corpo dell’oficleide, uno strumento della famiglia degli ottoni di forma conica e dotato di un sistema di chiavi simile al clarinetto, all’oboe ed al flauto. Questo “ibrido”, pur appartenendo alla famiglia dei legni ed avendone la flessibilità tecnica, permette un grande volume di suono, paragonabile a quello degli ottoni. Il sassofono fece la sua prima apparizione pubblica nel 1841 presso l'”Exposition de l’Industrie” di Bruxelles sotto la forma di un basso in Fa in ottone.

Nel 1844, il sassofono fu inoltre presentato presso l’Esposizione industriale di Parigi. Il 3 febbraio dello stesso anno il compostore Hector Berlioz, grande amico di Sax, diresse in concerto il suo corale Canto Sacro (Hymne Sacrée), trascritto dall’autore per tutti i nuovi strumenti prodotti da Adolphe Sax tra cui il sassofono. La partitura del suddetto brano è oggi andata perduta ma è stata di recente ricostituita e riarrangiata per ensemble di sassofoni dal grande didatta e virtuoso francese Jean-Marie Londeix. In dicembre il sassofono debuttò all’orchestra del Conservatorio di Parigi nell’opera di Georges Kastner, “Le Dernier Roi de Juda“.

Berlioz elogiò più volte lo strumento, a partire da un celebre articolo del giugno 1842 fino al lusinghiero capitolo dedicato al sassofono nel celebre “Trattato di strumentazione”, così come Giocchino Rossini il quale già durante il suo soggiorno Parigino nel 1844 dichiara, prendendo a testimone il suo editore Troupenas: “con il sassofono, è la più bella pasta sonora che io conosca”. Anche Gaspare Spontini dopo aver visitato l’atelier di Sax dichiarò in modo estremamente lusinghiero: “Dopo i reiterati inviti del Sig. Sax, fabbricante e inventore di numerosi strumenti a fiato, mi sono recato presso la sua fabbrica per conoscerli e per poterli ascoltare. La, ho dovuto rendere giustizia in modo eclatante in presenza di numerosi e distinti artisti, e indirizzare dei complimenti lusinghieri e riconoscere i migliori meriti a l’ingegnere, fabbricante e inventore Sig. Sax, i cui flicorni a cilindri (Saxhorn), clarinetti bassi e soprano, oltre che sassofoni soprattutto, mi sono parsi produrre degli eccellentissimi ed accattivanti effetti…”.

Il 21 marzo 1846, Sax depositò il suo brevetto per « una famiglia di strumenti a venti chiavi detta dei Sassofoni » che comprendeva otto strumenti. La riorganizzazione della musica reggimentale e l’adozione, nel 1845, degli strumenti di Sax (sassofoni, saxhorn, saxtrombe e saxtube) da parte delle bande dell’esercito francese, misero Sax nella posizione di avere il monopolio per la fornitura dei suoi strumenti. Per promuovere questo esito, egli aveva organizzato un pubblico “scontro” tra due bande, il 22 aprile 1845 al Champ de Mars, cui parteciparono 20.000 spettatori ed una giuria qualificata. I 45 elementi che suonavano strumenti tradizionali furono surclassati dai 38 elementi dotati di strumenti inventati o perfezionati da Sax.

Il suo brevetto scadde nel 1866 e la ditta Millerau fece brevettare il Saxophone-Millereau, con una chiave biforcata per il Fa#. Nel 1881, Sax estese il suo brevetto originale, allungando la campana per alloggiarvi il foro del Sib grave e aggiungendo un portavoce per poter suonare il Fa# e il sol acuti.

Tra il 1886 e il 1887, l’ Association Des Ouvriers inventò la chiave del trillo per la mano destra, il sistema dei mezzi fori per le prime dita della mano, l’anello di regolazione dell’accordatura e ll chiave doppia e perfezionò il meccanismo per cui la chiave del sol diesis poteva essere tenuta premuta assieme a qualsiasi dito della mano destra e apportò altre migliorie al Fa# biforcato e al Sib grave. Nel 1888, Lecomte inventa la chiave d’ottava semplice e dei sistemi di rulli per il modello Contrabbasso in Mib.

Sax fu il primo insegnante di sassofono presso il Conservatorio Superiore di Parigi, dal 1857 fino alla chiusura nel 1870 dovuta alla guerra franco-prussiana. In Italia, il Conservatorio di Bologna adottò gli strumenti di Sax su consiglio di Gioacchino Rossini nel 1844 e già nel 1884 nella pianta organica del Corpo di Musica Municipale di Milano (l’odierna Civica Orchestra di fiati del Comune di Milano) sono presenti un saxofono soprano, un contralto e un tenore.

Dopo alterne e tempestose vicende, l’industrioso e geniale Adolphe Sax morì in miseria a Parigi nel 1894.

La società “Adolphe Sax & Cie” fu acquistata dalla società “H.Selmer & Cie” nel 1928 (il primo sassofono Selmer – il modello 22 – era uscito nel 1921). Da allora la Selmer ha contribuito a migliorare lo strumento con il quale aveva conquistato i mercati europei e americani, conquistandosi una posizione d’eccellenza minata oggi da scelte commerciali estremamente discutibili e poco coerenti. La maggior parte dei fabbricanti di sassofoni (Buffet-Crampon, Millereau, Gautrot, Couesnon) presenti in Francia alla fine del XIX secolo, sono stati gradualmente soppiantati da marchi internazionali quali Adler, Huller (Germania), Keilwerth, Yamaha e Yanagisawa (Giappone), che talvolta ravvivano a fini commerciali famosi marchi del passato (è il caso dell’italiana Grassi, il cui nome è di recente risorto grazie ad un fabbricante coreano). Esistono inoltre innumerevoli marchi commerciali (“stencil”) applicati a strumenti economici da studio prodotti in grande serie da aziende poco note (basate soprattutto a Taiwan) e destinati al mercato dei principianti.

Anatomia dello strumento

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Chiavi di un sassofono (sax tenore)

Il sax è un ibrido tra il clarinetto, di cui conserva in sostanza il bocchino, e l’Oficleide, strumento della famiglia degli ottoni, sebbene venisse costruito in legno, di estensione grave il cui corpo presenta un sistema di chiavi per modulare le altezze dei suoni. Dopo aver realizzato svariati prototipi, Adolphe Sax approdò alla forma definitiva del sassofono adottando come materiale di costruzione l’ottone, in quanto dobbiamo sempre tenere a mente che l’utenza principale degli innovativi strumenti di Adolphe Sax era l’orchestra di fiati militare. Il legno, come è evidente, presenta tutta una serie di problematiche relative all’usura, ai cambiamenti di clima e di umidità che lo rendono inadatto alla vita militare. Rispetto al clarinetto, che ha un corpo cilindrico, l’inventore adottò un canneggio conico (simile a quello dell’Oficleide), che permetteva una maggiore proiezione del suono. Come l’Oficleide inoltre il sassofono è uno strumento “ottaveggiante”: lo speciale sistema di foratura dei portavoci permette di conservare la stessa diteggiatura per l’ottava grave e per quella acuta.

Il sassofono è composto da cinque elementi principali: il bocchino, il collo (o chiver (EN) ) (questa parola viene erroneamente ritenuta Inglese ma è infatti sconosciuta nel mondo anglofono in relazione ai sassofoni), il fusto, le chiavi e la campana. Negli strumenti di uso più comune (contralto, tenore e baritono) il bocchino e il collo sono separati e vengono montati sul corpo prima che lo strumento venga suonato. Corpo, chiavi e campana invece, costituiscono un corpo unico. Nel sax soprano, il collo talvolta è parte integrante dello strumento, talvolta è staccabile.

Il sassofono viene suonato in piedi o seduti (più spesso per i modelli più pesanti o in situazioni orchestrali), ed è sospeso al collo del musicista tramite un apposito nastro (detto collarino) agganciato al corpo dello strumento. Esistono inoltre innumerevoli modelli di imbragature per scaricare più ergonomicamente il peso dello strumento. Sul corpo dello strumento è anche avvitato un gancio ricurvo nel quale viene inserito il pollice della mano destra dello strumentista per dare stabilità allo strumento durante l’esecuzione.

Tecniche costruttive

Le parti metalliche del sassofono vengono lavorate secondo le più disparate tecniche della metallurgia.

Anticamente il lavoro veniva svolto a mano: le lastre metalliche piane venivano avvolte intorno ad appositi stampi conici e saldate. La forma svasata della campana veniva ricavata tramite martellatura su apposite incudini in legno. I fori venivano praticati con apposite frese e le proiezioni cilindriche che fungono da appoggio alla chiave chiusa (detti caminetti) saldati sui fori. Questo tipo di lavorazione è oggi riservata a strumenti artigianali di particolare pregio o a leghe metalliche che poco si adattano alla lavorazione meccanica.
Nella moderna produzione in serie trovano ampio uso le presse ed una tecnica che prevede l’introduzione di acqua ad alta pressione all’interno dei fusti grezzi, per far aderire il metallo all’interno dello stampo conico. Inoltre i caminetti vengono normalmente estrusi da apposite macchine a controllo numerico: questo procedimento, che evita gli spigoli irregolari spesso lasciati dalle procedure di saldatura all’interno del corpo, ha anche l’effetto di migliorare l’acustica dello strumento.

La lavorazione del fusto del sassofono prevederebbe una cosiddetta cottura, cioè una fase di lavorazione in cui il fusto viene portato ad alte temperature per favorirne la successiva risposta alle vibrazioni sonore. L’occhio esperto dell’artigiano è fondamentale per questo tipo di lavorazione. Successivamente vengono saldate a stagno tutte le colonnette su cui gireranno le chiavi ed altri elementi. Infine si cura la finitura superficiale (lucidatura, incisioni decorative, verniciatura o placcatura).

Per la lavorazione delle chiavi ed altre informazioni, si veda alla voce relativa.

Infine, rimane insostituibile il lavoro manuale in tutte le fasi di montaggio, rifinitura e regolazione: queste lavorazioni vengono svolte con cura nel caso di strumenti professionali, con maggiore fretta e scarsa attenzione ai particolari nel caso di produzione in grande serie (per ovvi motivi di economia).

Il materiale

La maggior parte dei sassofoni è realizzata in leghe metalliche (che per gli strumenti di qualità è quasi sempre ottone) a cui viene applicata una finitura superficiale che può consistere di una laccatura lucida o da finiture con aspetto grezzo (a volte dette “brass“) abbastanza di moda negli ultimi anni. Esistono anche strumenti con laccature colorate. Prima del 1960 erano abbastanza diffusi sassofoni economici placcati in nickel, mentre fino agli anni ’30 (in assenza di vernici adeguate) gli strumenti erano placcati in argento (o oro) oppure lasciati privi di finitura. La campana è generalmente decorata con incisioni.

La funzione della laccatura è soprattutto estetica e di protezione dalla corrosione, essendo abbastanza diffusa l’opinione che l’influsso della finitura superficiale sul suono del sassofono sia nulla o limitata (anche se alcuni sostengono il punto di vista opposto). L’influenza del materiale sul suono del sassofono è oggi oggetto di discussione, al punto che diverse aziende costruttrici hanno in catalogo strumenti interamente in argento, in rame, in bronzo o in varie leghe. Nella scelta del materiale subentrano all’opposto anche ragioni di tipo tecnologico ed economico: gli strumenti più economici sono prodotti con leghe morbide di facile e veloce lavorazione.

Nel corso degli anni, sono stati sperimentati, con poca fortuna, altri materiali, quali ad esempio il legno. Negli anni 1950 e 1960 ebbe una certa diffusione un sassofono in plastica acrilica, prodotto dalla ditta inglese Grafton su progetto dell’italiano Ettore Sommaruga, che ebbe un suo periodo di notorietà durante il quale fu usato da alcuni importanti solisti, fra cui Charlie Parker[1] e Ornette Coleman.[2] Lo strumento presentava alcuni inconvenienti: nel caso di rottura del fusto in plastica acrilica (relativamente frequente in caso di cadute) era necessario sostituirlo o fondere la plastica; le gabbie di protezione in plastica trasparente sono estremamente fragili e soggette a rottura. Il suono del Grafton Plastic, seppur diverso da un sassofono tradizonale, non presentava particolari difetti o mancanze. Ciò era soprattutto dovuto al fatto che il collo dello strumento veniva fabbricato in ottone. Meccanicamente il Grafton Plastic è identico a qualsiasi altro tipo di sassofono dello stesso periodo.

L’ancia

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Ance per sassofono contralto e tenore

L’ancia è una lamina sagomata di legno (ricavata dai fusti di canna comune, arundo donax, specie del genere arundo). Esistono anche ance ricoperte di plastica o realizzate in altri materiali (plastica, fibra di vetro, fibra di carbonio). Queste sono più omogenee e si adattano meglio del legno alle condizioni estreme di temperatura ed umidità, ma non hanno il calore del suono proprio del legno.

Negli strumenti ad ancia semplice (come i sassofoni), il suonatore comprime l’ancia tra il labbro inferiore (che tiene ripiegato sull’arcata dentale per conferirgli rigidità) e la superficie piana del bocchino e soffia. Il getto d’aria così prodotto, oscillando dentro e fuori il canale delimitato dalla superficie dell’ancia e dalla cavità del bocchino, pone in vibrazione l’ancia stessa che funge così da emettitore del suono.

La legatura (o fascetta)

L’ancia viene fissata al bocchino tramite un elemento detto legatura, che oggi è una fascetta realizzata in metallo o materiale sintetico: il nome deriva dal fatto che in passato veniva utilizzato a questo scopo del comune spago (cosa che alcuni strumentisti – soprattutto clarinettisti di scuola tedesca – fanno ancora oggi). La legatura ha una minima influenza sulle caratteristiche timbriche del sassofono. Tuttavia la sua funzione resta quella di fissare in modo solido l’ancia al bocchino. Esistono numerose tipologie di legature le quali differiscono sia per i diversi materiali impiegati (cuoio, materiale sintetico, legno, metallo) sia per le diverse tipologie di fissaggio (a vite semplice, doppia, mediante placca di metallo etc…). Alcuni tipi di legature (Vandoren Optimum, Rovner Eddie Daniels, François Louis) sono costituite da una placca smontabile e da un supporto di fissaggio. Tali legature permettono la sostituzione della placchetta con altre di diversa forma e tipologia permettendo di modificare leggermente il suono e soprattutto la “resistenza” dell’ancia. Interessante la legatura fabbricata da Winslow: l’ancia viene assicurata al bocchino mediante dei gommini posizionabili su dei forellini presenti nella fascetta. È possibile variare la posizione dei suddetti gommini modificando il suono e il comfort.

Il bocchino

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Tre viste di un bocchino per sax contralto (bocchino marca Bari)

Il suonatore di sassofono produce il suono applicando le labbra al bocchino, fissato all’estremità più sottile dello strumento. Il bocchino (rappresentato in figura), di dimensioni variabili a seconda dello strumento a cui viene applicato, è realizzato in ebanite, in metallo (per un suono più aggressivo) o in tonolite (un minerale di quarzo), e modernamente anche in plastica la quale risulta tuttavia piuttosto inadeguata in quanto tende ad essere piuttosto facilmente deformabile sotto l’effetto di elevate temperature e degli acidi contenuti della saliva. In passato furono usati anche il legno ed il cristallo e alcuni produttori utilizzano ancor oggi legni pregiati, nonostante la fragilità del materiale e la sua tendenza a deteriorarsi al contatto con l’umidità del fiato. I bocchini in cristallo stanno rapidamente tornando in auge a causa della indeformabilità nel tempo e dell’igiene poiché, al contrario dell’ebanite, il cristallo è lavabile in acqua bollente. Il materiale, a parità di apertura e di camera interna, influisce comunque marginalmente sulla qualità del suono: generalmente parlando, l’ebanite ha un suono caldo e morbido, mentre il metallo dà un suono più aggressivo. Il timbro è determinato comunque in misura determinante da altre caratteristiche costruttive e dalla scelta dell’ancia (vedi oltre).

Il bocchino del sax è molto simile al bocchino del clarinetto dal quale deriva: internamente cavo, presenta un’estermità sottile (detta labbro) e – sulla faccia piana alla quale viene fissata l’ancia – una fenditura arrotondata che comunica con una cavità risonante interna (la camera): da qui vibrazioni vengono trasmesse al resto dello strumento attraverso l’accoppiamento con il collo.

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Bocchini per sax tenore in ebanite e in metallo

La faccia inferiore del bocchino è la superficie che contrasta l’ancia in vibrazione ed ha un profilo curvo (mostrato in figura), la cui forma ha una grande importanza nella determinazione dei parametri della vibrazione dell’ancia e del suono dello strumento.

Il piano dove poggia l’ancia è una delle parti più delicate del bocchino e spesso può presentare delle difformità e non presentare una superficie perfettamente piatta. Quando si verifica ciò, l’ancia aderisce male al bocchino e il suono risulterà compromesso (si potranno avere difficoltà nell’attacco, suono soffioso o acido, fischi etc…). Come succede per il resto dello strumento, la produzione in serie tende ad essere piuttosto grossolana sotto questo punto di vista: questa è una delle principali cause della tendenza di molti sassofonisti a ricercare becchi artigianali o vintage facendo lievitare enormemente i prezzi di quest’ultimi.

La forma di questa curva e la forma della camera risonante interna al bocchino, assieme al suo accoppiamento con l’ancia e a alla scelta di quest’ultima sono tra i parametri che determinano il suono dello strumento (un altro di questi parametri è la forma del collo strumento): l’influenza del resto dello strumento è assai inferiore.

Il bocchino viene infilato sul collo dello strumento che ha una forma conica ed è, nella parte iniziale, rivestito da un foglio di sughero (spesso lubrificato con appositi prodotti di consistenza cerosa) cosa che permette allo strumentista di regolare l’intonazione dello strumento variando la posizione del bocchino sul collo: a posizioni più avanzate, che diminuiscono la lunghezza ed il volume del sistema risonante, corrispondono intonazioni più acute.

In passato la Conn brevettò un sistema innovativo quanto complesso nella realizzazione denominato “Tuning Neck”. Il collo in questo caso presentava una ghiera ruotabile in senso orario-antiorario seguito da una piccola porzione di collo rivestita dal sughero: si posizionava il bocchino sul sughero fino a toccare la ghiera. Per intonare il sax era necessario ruotare leggermente la ghiera verso destra (il tubo si accorcia, quindi l’intonazione tende a salire), o verso sinistra (il tubo si allunga, quindi l’intonazione scenderà). Il Tuning Neck permetteva di accordare lo strumento in modo estremamente accurato anche durante l’esecuzione di un brano. Tuttavia scomparirà negli anni ’40 circa visti i costi enormi di produzione e vista la tendenza del mercato orientata sempre più verso strumenti fabbricati in serie e a bassi costi.

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Chiver di sax tenore e assemblaggio di ancia, bocchino e chiver di un sax contralto

Le chiavi

Le chiavi servono per chiudere e aprire i fori presenti nel fusto dello strumento, allo scopo di variare la lunghezza della colonna d’aria in risonanza all’interno dello strumento producendo così note di diversa altezza. Per il loro funzionamento, vedi la voce apposita.

I sassofoni moderni hanno in media 23 piattelli premuti da nove dita del musicista: il pollice destro viene usato come punto di appoggio per assicurare l’equilibrio dello strumento. Il pollice sinistro poggia su un apposito bottone e concorre a controllare lo strumento. Inoltre, con la punta, aziona il portavoce: questa è una chiave che, a parità di posizione, permette l’esecuzione delle note nella seconda ottava. Inoltre si utilizzano il palmo della mano sinistra (note della terza ottava, dal Re al Fa# e sopracuti) e la prima falange dell’indice destro (Sib e varie posizioni della terza ottava e sopracuti).

Secondo la tecnica tradizionale, ogni chiave è associata ad un dito ben preciso, ed il suo piattello è posizionato nel punto più adatto ergonomicamente: per alcuni passaggi tecnici si possono utilizzare posizioni delle dita eterodosse. Esistono inoltre artigiani specializzati nella realizzazione di strumenti adatti a persone prive di qualche falange o addirittura di un’intera mano.

Tecnica

Notazione ed estensione

Il sassofono è uno strumento traspositore. Questo significa che gli spartiti, per tutti i sax, sono scritti nella stessa chiave (la chiave di violino) e nella stessa estensione (dal Sib sotto al rigo al fa diesis sopra al rigo in chiave di violino, con poche eccezioni) ma il risultato sonoro è diverso a seconda dello strumento utilizzato. In altre parole, la nota effettivamente prodotta (nota reale) leggendo e suonando la stessa nota di posizione su due sax diversi è diversa: così un Do scritto corrisponde a un Mi♭ reale per un sax contralto e a un Sib reale per un sax tenore. In entrambi i casi gli strumentisti diranno “Sto suonando un Do”, magari aggiungendo “..cioè un Mib/Sib reale” o “d’effetto” a beneficio degli altri componenti dell’ensemble.

Grazie a questa convenzione un sassofonista può cambiare strumento agevolmente (ad una nota scritta corrisponde sempre la stessa posizione delle dita) ma è obbligato a leggere musica scritta espressamente per il suo strumento. Questa notazione, inoltre, elimina la differenza in altezza tra le estensioni dei diversi strumenti: lo stesso Do – scritto – suonato da un sax contralto e da un sax baritono produce note distanziate da un intervallo di ottava. In assenza di questa convenzione, gli strumenti più gravi della famiglia dovrebbero leggere in chiave di basso, cosa che effettivamente avveniva in passato. Per la famiglia di sax oggi più diffusa (in Sib e in Mib) vengono dunque prodotti spartiti rispetto ai quali le note reali sono, rispettivamente, un tono sotto e un tono e mezzo sopra.

Questa circostanza dà ragione della popolarità, nella prima metà del 1900, del “C melody sax”. Questo strumento, che era intonato in Do, non richiedeva la produzione di spartiti speciali, che all’epoca era piuttosto costosa: lo strumentista poteva leggere direttamente la musica per pianoforte (il suono risulta un’ottava sotto). Per questo il C Melody Sax si diffuse tra i musicisti in servizio nelle orchestre da ballo, ad esempio quelle impiegate sulle navi da crociera.

In passato si usava dire che gli strumenti in Sib venivano scritti in “chiave di tenore”, mentre quelli in Mib in “chiave di basso”. Questa prassi contrasta con la realtà delle cose (tutta la musica per sax è scritta con la chiave di violino e gli accidenti opportunamente modificati, da sempre) e crea altri problemi, ma offre il vantaggio di poter definire immediatamente ogni suono scritto con il suo nome reale. Il musicista che segue questa convenzione fittizia non dice “Sto suonando un Do” quando suona una nota nel terzo spazio, ma la chiama direttamente “Si bemolle” o “Mi bemolle” a seconda dello strumento che ha in mano.

Bocchino e imboccatura

La rigidità del sistema formato da bocchino ed ancia è determinata dalla durezza dell’ancia e dalle dimensioni del bocchino. Ogni strumentista trova con gli anni un proprio equilibrio tra la necessaria resistenza alla vibrazione (che comporta affaticamento ma permette il controllo del suono) e la facilità di emissione: questo equilibrio è la base del suono di ogni strumentista. Il giusto compromesso varia da persona a persona e permette di produrre un suono “bello” (secondo i paramenti del musicista) senza eccessiva fatica.

In un bocchino, l’apertura indica lo spazio lasciato fra la punta dell’ancia e la punta dell’imboccatura. Questa è dovuta alla curvatura della faccia inferiore del bocchino e viene misurata dai produttori con una serie di speciali calibri. Ogni produttore assegna ai propri bocchini una sigla che ne esprime l’apertura ed altre caratteristiche, ma il sistema di sigle è diverso a seconda del produttore, il che rende arduo confrontare bocchini di diversa produzione (scopo al quale vengono costruite speciali tabelle).

Un altro parametro importante è la lunghezza di ancia libera di vibrare, ovvero il punto in cui comincia la curvatura del bocchino. Una porzione di ancia libera molto lunga aumenta, assieme alla sensazione di rigidità o durezza dell’imboccatura, il volume del suono così come la sua aggressività. Effetti simili (maggior volume e – in misura minore – aggressività) si ottengono aumentando la rigidità (durezza) dell’ancia. Inoltre aperture maggiori rendono più problematico il controllo della pulizia del suono e dell’intonazione da parte del sassofonista.

In linea generale, la pratica classica, normalmente insegnata nei conservatori, richiede bocchini di piccola apertura e ance molto dure (ance troppo morbide si fletterebbero troppo sotto la pressione del labbro del musicista ed occluderebbero il passaggio dell’aria), mentre la musica leggera incoraggia l’uso di bocchini aperti ed ance più morbide.

Questa differenza si riflette in maniera marcata nelle qualità sonore del sax classico, che è più chiuso e si avvicina quasi al suono di un corno e del sax moderno che preferisce esaltare (a scapito della pulizia sonora) gli aspetti di colore del suono facendo anche ricorso ad effetti peculiari che possono coinvolgere l’uso della gola (growl) o della lingua (slap). Inoltre questa combinazione ancia-bocchino offre una maggiore presenza sonora (alto volume e suono chiaro) e permette di modificare l’intonazione fine di ogni nota a fini espressivi.

Produttori

Tra i primi produttori di sax troviamo Conn, che iniziò la produzione verso la fine dell”800, e che dominò il mercato fino agli anni ’30 assieme Buescher, marchio di maggior diffusione tra i musicisti di estrazione classica tra cui si può ricordare Sigurd Rascher.

Grandi produttori sono stati King (usato per un periodo dal mitico Charlie Parker, insieme a vari modelli di Conn), Martin, Holton. Tali strumenti vengono ancor oggi utilizzati da moltissimi virtuosi i quali li preferiscono ai moderni sassofoni proprio in virtù delle caratteristiche timbriche uniche.

Verso la fine degli anni ’20 entrò sul mercato la Selmer, che ritirò la licenza di Adolphe Sax e portò importanti innovazioni alla meccanica migliorandone la suonabilità. Una delle innovazioni più importanti fu modificare l’allineamento dei fori tra mano sinistra e mano destra, che fino agli anni ’40 erano allineati sul fusto, facilitando la tecnica ma peggiorando la proiezione del suono. Altre innovazioni introdotte dalla Selmer furono la chiave del Fa# acuto, la quale aggiunge un semitono in alto all’estensione del sassofono, e la chiave del La grave nel sax baritono. La Selmer migliorò inoltre la meccanica delle chiavi azionate dal mignolo sinistro introducendo un meccanismo a snodo il quale permette l’esecuzione di passaggi tecnici ineseguibili con i sassofoni di vecchia concezione.

Tra i vari produttori affermatisi recentemente ricordiamo le giapponesi Yamaha e Yanagisawa, che pur ispirandosi al disegno originale Selmer hanno apportato ulteriori migliorie tecniche.

Negli ultimi anni stanno sempre più acquistando notorietà ditte a produzione artigianale tra le quali spiccano le italiane Rampone & Cazzani e Borgani le quali hanno sviluppato negli anni strumenti recuperando brevetti e disegni originali di inizio secolo. Le metodologie di lavoro di entrambe le ditte differiscono profondamente dalle marche sopraelencate in quanto vengono ancora utilizzate tecniche e lavorazioni manuali applicate a ogni componente dello strumento. Altra caratteristica delle due ditte italiane è la grande attenzione nei confronti della sperimentazione di nuove leghe (argento massiccio, similoro, alpacca, bronzo, rame) e nuove finiture (placcato oro, argentato, satinato, rodiato) le quali aggiungono varietà timbrica agli strumenti moderni.

Altre ditte a produzione artigianale sono la svizzera Inderbinen, Eppelsheim la quale spicca per alcuni geniali ed innovativi brevetti relativi ai sax estremi (Tubax, Contrabbasso, Soprillo) e la brasiliana J’Elle Stainer specializzata su sassofoni bassi e contrabbassi.

Di recente inoltre sono apparsi sul mercato strumenti di fabbricazione asiatica (per lo più Taiwanese e Coreana) come Paul Mauriat, System ’54, Grassi (la quale non ha nulla a che vedere con il glorioso produttore italiano), la maggiorparte dei quali producono ottime copie di strumenti vintage o moderni a prezzi piuttosto concorrenziali permettendo ai più di avvicinarsi al mondo del sassofono. La produzione “Made in Cina” invece risulta essere ancora su standard qualitativi piuttosto bassi e va a coprire il mercato destinato ai principianti.

 

Una Banda per tutte le occasioni